Vaccinazioni nell'infanzia

 

 

Le vaccinazioni nell'infanzia costituiscono il primo intervento preventivo per proteggere il bambino contro pericolose malattie infettive. I vaccini, infatti, combattono malattie infettive molto pericolose per le quali non esiste una terapia efficace oppure malattie che possono essere causa di gravi complicanze.

La vaccinazione del bambino garantisce una protezione individuale, ma anche globale della popolazione in generale in quanto contrasta la diffusione delle malattie infettive su larga scala. Voler approfondire la tematica delle vaccinazioni è un diritto fondamentale e costituisce inoltre un’importante opportunità per migliorare la qualità e l’efficacia dei Servizi vaccinali.

In Italia, l’offerta delle vaccinazioni si è evoluta nel corso degli anni, parallelamente al progredire delle conoscenze tecnico-scientifiche e delle condizioni socio-economiche del Paese e in relazione allo sviluppo del rapporto medico-paziente. In passato, l’obbligatorietà e la gratuità delle vaccinazioni hanno rappresentato uno strumento per garantire l’uniformità di offerta alla popolazione, al fine di evitare - per quanto possibile - situazioni di disparità nell’accesso ai servizi e agli interventi di tipo preventivo, in attuazione dei principi di precauzione e universalità di accesso ai servizi sanitari.

 

Sebbene negli ultimi quindici anni sia stato intrapreso un percorso culturale per un approccio alle vaccinazioni, incluse quelle raccomandate (ad esempio, contro pertosse, morbillo, parotite, rosolia, infezioni da Haemophilus influenzae tipo b, meningococco C) che mirava all’adesione consapevole e volontaria da parte dei cittadini, da intendersi quale possibilità e diritto di essere protetti da malattie per le quali fossero disponibili vaccini efficaci e sicuri, a partire dal 2013 si è registrato un progressivo trend in diminuzione del ricorso alle vaccinazioni, sia obbligatorie che raccomandate. Tale fenomeno ha determinato un calo della copertura vaccinale al di sotto del 95%, soglia raccomandata dall’OMS per la c.d. “immunità di gregge”, per proteggere, cioè, indirettamente anche coloro che, per motivi di salute, non possono essere vaccinati.

 

In presenza di un rischio per la salute umana, il legislatore deve optare per la soluzione che consenta di neutralizzare o minimizzare tale rischio. Questo spiega l’intervento del Ministero della Salute che con il Decreto Legge 7 giugno 2017 n. 73 “Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, convertito in legge con modificazioni (Legge n. 119 del 31/07/2017), intende garantire in maniera omogenea sul territorio nazionale le attività dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica ed assicurare il costante mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza relativamente alla circolazione di patogeni infettivi, garantendo i necessari livelli di profilassi e di copertura vaccinale.

 

Il citato intervento normativo incrementa a dieci il numero delle vaccinazioni obbligatorie previste (già da alcuni anni quasi tutte fortemente raccomandate in Lombardia) in relazione alla situazione epidemiologica e allo stato dell’evoluzione tecnico-scientifica attuali:

 

anti-poliomielitica (legge 4 febbraio 1966, n. 51)

anti-difterica (legge 6 giugno 1939, n. 891)

anti-tetanica (legge 5 marzo 1963, n. 292)

anti-epatite B (legge 27 maggio 1991, n. 165)

anti-pertosse

anti-Haemophilus influenzae tipo b

anti-morbillo

anti-rosolia

anti-parotite

anti-varicella (per i nati dal 2017)

L'obbligatorietà per le ultime quattro è soggetta a revisione ogni tre anni in base ai dati epidemiologici e delle coperture vaccinali raggiunte.

 

A queste dieci se ne aggiungono quattro che il Decreto prevede ad offerta attiva e gratuita, ma senza obbligo vaccinale, da parte di Regioni e Provincie autonome:

anti-meningococcica B (per i nati dal 2017)

anti-meningococcica C

anti-pneumococcica

anti-rotavirus (per i nati dal 2017)

 

Di regola, il ciclo delle vaccinazioni inizia durante il terzo mese di vita (dal 61° al 90° giorno). Infatti da questa età il bambino, seguendo regolarmente il calendario vaccinale, ha il tempo necessario per costruirsi valide difese contro le malattie per le quali è stato vaccinato. In questo modo, negli anni di vita successivi, quando i suoi contatti sociali saranno intensificati, riuscirà a non ammalarsi, anche se si troverà esposto al rischio di contagio.

 

Calendario vaccinazioni per l'età evolutiva

Tipo vaccino 3° mese 4° mese 5° mese (1) 6° mese 11-13° mese 12-15° mese 5-6° anno 11-12° anno 15-16° anno

Antipolio (IPV Salk)

IPV

 

IPV

 

IPV

 

IPV

   

Antidifterica-tetanica-pertossica acellulare (DTPa)

DTPa

 

DTPa

 

DTPa

 

DTPa

 

Tdpa

Antiepatite virale B (HBV)

HBV

 

HBV

 

HBV

       

Haemophilus influenzae tipo b (Hib)

Hib

 

Hib

 

Hib

       

Pneumococchi (PCV)

PCV

 

PCV

 

PCV

       

Morbillo, Parotite, Rosolia (MPR)

         

MPR

MPR

     

Varicella

         

V

V

   

Meningococco C (MEN C)

         

MEN C

     

Meningococco B (MEN B)

MEN B MEN B   MEN B   MEN B      

Meningococco ACWY

               

MEN ACWY

Papillomavirus (HPV)

             

HPV

 

Controindicazioni alle vaccinazioni

Al momento della vaccinazione è fondamentale riferire al medico vaccinatore la storia sanitaria del bambino e della famiglia; in questo modo potranno essere individuati i rari casi in cui occorre rinviare le vaccinazioni e quelli, ancor più rari, in cui non è possibile somministrare determinati vaccini. Così facendo, il rischio di danni conseguenti a vaccini è davvero minimo. In casi speciali si potrà seguire un programma vaccinale particolare. Le vere controindicazioni sono poche, molto ben definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e fatte proprie dal Ministero della Sanità nel 1991.

Sarà comunque di volta in volta il medico responsabile della vaccinazione che, valutate le motivazioni di carattere sanitario presentate dall’interessato, deciderà sull’opportunità di eseguire la vaccinazione stessa.
 

Si possono avere reazioni alle vaccinazioni?

Sì, anche se sono generalmente lievi, di breve durata e a rapida risoluzione. Possono essere:

  • locali (cioè attorno alla sede di somministrazione): dolore, gonfiore, arrossamento, indurimento
  • generali: febbre, mancanza d’appetito, vomito, diarrea, pallore, irritabilità; come già detto, sono anche possibili reazioni allergiche che, come del resto può avviene per qualsiasi altro farmaco, sono, però, molto rare

I vaccinati devono rimanere in osservazione per possibile comparsa di reazioni allergiche per circa 30 minuti dopo la somministrazione del/i vaccino/i. Vi sono reazioni specifiche alle singole vaccinazioni e solo eccezionalmente si possono verificare complicanze molto gravi. Per queste evenienze eccezionali è stato previsto con la legge 25/2/1992 n° 210 un indennizzo, da parte dello Stato, per i soggetti con danni permanenti a causa di terapie con emoderivati e sieri o a causa delle vaccinazioni obbligatorie.
 

Cosa fare in caso di reazione lieve dopo vaccinazione?

Se la febbre supera i 38,5°C rettale è opportuno che venga trattata con un antifebbrile per uso pediatrico (prodotti a base di paracetamolo) alle dosi consigliate. Il gonfiore, l’arrossamento, il dolore locali possono essere affrontati nelle prime ore con l’applicazione di ghiaccio o di panni bagnati freddi per ridurre l’infiammazione. Non c’è da preoccuparsi se nel punto di iniezione si forma un piccolo nodulo non dolente, è la prova che la vaccinazione sta agendo efficacemente e in genere si risolve spontaneamente entro qualche settimana. Se queste reazioni persistono nonostante gli accorgimenti consigliati, oppure se si manifestano reazioni più gravi, è necessario rivolgersi prontamente al proprio pediatra o al medico vaccinatore.
 

A chi si possono chiedere informazioni sulle vaccinazioni?

Informazioni dettagliate potranno essere fornite dal personale dei Presidi Territoriali per le attività vaccinali e dal medico o pediatra di fiducia.

Data ultima modifica a questa pagina: 22/08/2017 - Funzione aziendale responsabile della pubblicazione: Strutture aziendali alle quali afferiscono i singoli procedimenti